riflettevo sul fatto che
Monday, June 8th, 2009in definitiva sono solo un fottuto passacarte.
con buona pace di tutti i miei propositi di gloria.
ignorare i segni è un grosso, grossissimo errore.
in definitiva sono solo un fottuto passacarte.
con buona pace di tutti i miei propositi di gloria.
ignorare i segni è un grosso, grossissimo errore.
mi sto impegnando con tutte le mie forze per smettere di essere una cogliona.
e per diventare una grandissima stronza.
una grandissima ed insensibile stronza.
è la necessità di allontanarsi da quello che più si ama per non esserne ripetutamente vittima.
è un po’ come strapparsi il colon a mani nude.
o diventare fan degli spinal tap.
senza dubbio alcuno. sopravviverò, figuriamoci.
con qualche pezzo riciclato da un sulki, magari una camera d’aria rattoppata col mastice.
sono blindata, io.
sono james bond, io.
sono io.
e basta.
non erano le dcc ieri, non sono il peer-to-peer o torrent o piratesbay o stikazzi oggi.
non è colpa di lettori mp3 troppo libertini che se ne fottono di convertire il loro contenuto in oscuri formati proprietari o che vomitano dati in libertà alla sola vista di un cavo usb.
è la pubblicità che uccide il mercato discografico, che ammorba i coglioni, che annichilisce i condotti uditivi.
è la sovraesposizione ad un piccolo segmento di canzone che porta ad odiare in toto un artista che, magari, avresti anche potuto volere in originale e invece…
due cose concorrono alla destabilizzazione del mio equilibrio:
la prima è l’esistenza di divinità burlone che si divertono a nascondere il telecomando in luoghi improbabili tipo frigo-cesta dei panni-cruscotto della macchina.
la seconda è che ho tra le mani 6 I-phone da configurare. non uno, S-E-I.
come?
certo! tutti miei!
vedo i segni. lo sento arrivare.
posso leggerlo senza fatica tra le righe di una pagina rigirata da un vento teso, obliquo e sfuggente.
sono razionalmente conscia di essere sull’orlo di un esaurimento nervoso, di una definitiva deflagrazione.
ma non so cosa fare.
il momento in cui desideri ardentemente che le tue azioni causino tangibili reazioni, il momento in cui ne hai davvero bisogno, sarà il momento in cui passeranno completamente inosservate.
le risposte che aspetti, che meriti di avere per il solo fatto di averle poste così tante volte, verranno parcheggiate nel limbo del niente™ insieme ai tuoi bisogni.
non è forse il caso di virare finalmente verso il senso unico?
oh yes.
- mi scusi potrebbe accendere la luce? -
chiede il nonno poco mobile cercando di alzarsi faticosamente dal letto per raggiungere quel poco di cibo grigio e sciapo che ingerirà.
- no, deve chiamare un’infermiera -
risponde l’addetta alla consegna della cena, voltando secca le spalle a quella richiesta d’aiuto.
io non lo so ma forse esiste davvero un congegno segreto che fulmina le addette alla cena se solo si azzardano a sfiorare un interruttore, qualunque esso sia.
forse esistono oscuri regolamenti che vietano categoricamente l’interazione tra le strutture ospedaliere e i dipendenti esterni, pena la segregazione in una fredda e distante dimensione parallela.
forse è solo abitudine, forse è solo un diventare indifferenti e refrattari per non essere preda dell’ambiente in cui si vive o si lavora ma, essendo io un’inguaribile ottimista, voglio credere che la gentile signorina fosse solo una inutile e stupida stronza.
ma una punta di amarezza rimane, oh come rimane.
dove non arrivano gli psicofarmaci, può la birra.
ma ne serve di più, di più, di più.
perché le lenzuola sono dove dovrebbero essere.
ma non io. non IO cazzo.
basta.
basta.
BASTA.
BASTA.
non merito forse anche io un po’ di tranquillità?