repetita forse iuvant.
Friday, February 12th, 2010devo ricordare che sono una testa di cazzo.
devo tenere a mente che sono una testa di cazzo.
me lo segno, dappertutto.
così non dimentico.
di essere una testa di cazzo.
devo ricordare che sono una testa di cazzo.
devo tenere a mente che sono una testa di cazzo.
me lo segno, dappertutto.
così non dimentico.
di essere una testa di cazzo.
accosto, mi faccio da parte. in fondo è giusto così, ci sono forze superiori al lavoro. forze troppo potenti.
fosse possibile, beh, anche smaterializzarsi non sarebbe malaccio.
è stato bello, anyway.
si sono io a non aver capito, si certo sono io a non aver sentito. ah si, certo, è il mio account che si mangia le comunicazioni importanti. eh si purtroppo la mia lettura del pensiero lascia davvero a desiderare negli ultimi tempi. ma figurati, il fax l’ho certamente ricevuto ma devo averlo rullato e poi fumato, sai com’è. oh accidenti, scusa, ancora non riesco ad essere in due posti contemporaneamente. mi scuso per averti posto la stessa domanda solo dieci volte.
come? il buco nell’ozono? beh certo, di chi vuoi che sia colpa?
ci penso e ci ripenso ma ancora non riesco a darmi una spiegazione.
merito davvero tutta questa improvvisa crudeltà o mi piove addosso solo ed esclusivamente perché sono un bersaglio ideale che non si ribella e non chiede spiegazioni?
nel primo caso è mio dovere morale mettermi d’impegno per cercare di capire i motivi per cui.
nel secondo caso, beh, ne bastava anche meno.
niente.
non è servito a niente.
niente è servito a qualcosa.
riccardino ferri era davvero un principiante.
manchi.
tanto.
ma porto rispetto.
comunque.
hey dio della sfiga, sei contento?
ti senti moderatamente soddisfatto?
aggiungi pure un’altra cazzo di crocetta al tuo elenco di anatemi tanto io me_ne_fotto.
l’ennesima mossa sbagliata mi lascia alquanto perplessa.
perplessa circa l’impossibilità genetica di fare la mossa giusta: potrei riflettere per le prossime sette ere geologiche ma il risultato di un tale sforzo non sarebbe altro che l’esatto contrario di quello che avrei dovuto dire/fare.
parlo e non dovevo farlo, taccio e invece avrei dovuto dire qualcosa. scrivo e cade nel vuoto, non scrivo e il vuoto non si interrompe.
inesorabilmente.
una volta accertato l’errore, cosa è più importante?
trovare la soluzione più rapida e soddisfacente o perseguire con ogni mezzo il colpevole perdendo completamente di vista l’obiettivo finale, cioè la risoluzione del problema?
il cazziatone è produttivo. quel dito puntato fossilizzato nella posizione dell’accusa invece?
è davvero così importante?
io credo di no.
wake me up when september ends, oppure alla fine dell’anno, oppure mai. non fa differenza alcuna.
prendersi cura, vigilare, vegliare.
non è servito, non serve e non servirà ad un cazzo.
e dire che non sono una persona pericolosa o invasiva. tutt’altro.
non c’è motivo di temere alcunché.
eppure.
o sbaglio? sono io il problema?
si?
beh, basta dirlo, soprattutto perché il sentimento prevalente è sincera e disinteressata preoccupazione.
VAFFANCULO
al destino, alla sfiga, a tutto.
desisto in via definitiva.
*intoccabile*.
ah! non mi avrete!
mai!
in definitiva sono solo un fottuto passacarte.
con buona pace di tutti i miei propositi di gloria.
ignorare i segni è un grosso, grossissimo errore.
mi sto impegnando con tutte le mie forze per smettere di essere una cogliona.
e per diventare una grandissima stronza.
una grandissima ed insensibile stronza.