Archive for the 'ep' Category

Wednesday, September 19th, 2007

capitano era forse un commiato?
poche parole trafugate altrove per rendere il passaggio meno doloroso? mi dica capitano, devo forse ancora tendere il collo, in punta di piedi su questa prua filante, con occhi sgranati e stupiti di fronte al mistero di quell’orizzonte ancora velato da nere coltri di incertezza?
capitano era forse un addio?
l’eco lontana di lunghi discorsi apparentemente senza sbocco che ancora arde, giù per la gola e non c’è liquore o acqua di fuoco che possa farla precipitare in fondo, cullata al riparo dalle correnti.
non voglio sentire quei passi frettolosi. voglio semplicemente rimanere qui, nel cono di questa luce fredda e puntuta che guida le navi verso la sicurezza di un porto che non ho mai avuto. o voluto.

 

Track 5

Monday, February 12th, 2007

ma di che cazzo va blaterando?
sembra davvero stia cercando di mettere insieme qualcosa di convincente.
non sarà certo sventolando quella pistola come fosse un fazzolettino di seta che troverà la cosa giusta da dire.
da dire in questo momento.
perchè tra poco potrebbe essere troppo tardi.

Track 4

Saturday, February 3rd, 2007

fresco. fresco di bucato.
esce di casa con una sigaretta tra le labbra e un gran mal di testa.
dovrebbe ricordarsi qualcosa. ma cosa? ricorda la faccia rotonda e sorridente del farmacista, ricorda il primo trip. se lo ricorda perchè un pò amaro.
tutto il resto deve essere scivolato nel cesso.

Track 3

Thursday, September 7th, 2006

è quasi buio. le ombre si allungano dagli angoli della stanza, striscianti, oblique. si alza. fa scattare l’interruttore a parete. la polverosa lampadina che penzola dal soffitto si accende con lo stesso entusiasmo che generalmente si riserva ad una visita dal proctologo. sarebbe gia dovuto arrivare, da un pezzo cazzo. vuole solo tornare alla sua vita di sempre o di niente, non fa poi così tanta differenza in fondo. perchè non è ancora arrivato? scruta dalla finestra con la vana speranza di vederlo spuntare dallo stretto passaggio tra la strada e l’angolo del palazzo ma c’è solo un cane rognoso che alza lo sguardo verso di lui mostrandogli un gran assortimento di denti, tutti canini. l’accendino è scarico. il cellulare è muto, immobile. la città è morta. c’è qualcosa nell’aria che gli fa rizzare tutti i peli sulla schiena e sulle braccia.

Track 2

Friday, June 30th, 2006

lo sguardo continua a cadere sulla porta. nonostante cerchi con tutte le sue forze di concentrare l’attenzione su una qualsiasi altra cosa. la tazza del cesso riflessa nello specchio del bagno o la canna della pistola vista dalla parte sbagliata, tutto sarebbe meglio di quella maledettissima porta. si alza. fa un passo attraverso la stanza. si ferma, indeciso tra una spiccata repulsione ed una strana attrazione. improvvisamente qualcosa detro di lui fa un doppio carpiato, risale su ed esplode in un torrente di bile e birra. la sensazione è tale e quale a quella che darebbe bere un bella sorsata di acido da batterie. la porta non è altro che una normalissima porta, di legno, scolorita, di quelle che invece della serratura hanno un piccolo chiavistello. e non chiude neppure bene, la porta. è quello il problema. e se qualcosa cercasse di uscire da quel piccolo spiraglio che si intravede tra il battente e il pavimento? no, quello proprio non lo potrebbe sopportare, tutto ma non quello per pietà. sbatte le palpebre, è in piedi in mezzo alla stanza, la pistola puntata proprio sotto il mento. non solo appoggiata ma letteralmente ficcata nella carne morbida. sbatte ripetutamente le palpebre per essere sicuro. allontana la pistola, lentamente, come se fosse fatta di nitroglicerina. la porta è ancora li e sembra quello che dovrebbe essere. solo una vecchia porta. solo?

Track 1

Saturday, June 3rd, 2006

il primo tiro è paragonabile ad un tuffo di faccia sullo spigolo della più appuntita piscina del cazzo. ma possono le piscine essere appuntite e le pistole profonde? tra la mano ed il calcio è tutto un sudore. fuori dalla finestra è tutto pioggia, pesante, grigia e pigra. l’odore di erba bagnata filtra insieme a qualcos’altro. da tre giorni il condizionatore non emmette altro che un basso guaito di sofferenza. il posacenere è così pieno che l’ennesimo mozzicone finisce per rimanere pericolosamente in bilico tra una cartina strappata ed appallottolata, un mezzo sigaro risalente forse alle guerre puniche e un grumo di gomma da masticare duro come il cemento. la struttura dell’humus sottostante non è abbastanza compatta per sostenere il peso aggiuntivo. cade. nemmeno una lamentela da parte del pavimento. tipo tranquillo, di poche parole, passivo. si lascia calpestare senza lamentarsi mai. sghignazza, tossisce, si attacca ad una bottiglia di… no niente da fare l’etichetta non vuole proprio saperne di stare ferma, sembra gin però. caldo. l’odore che si mischia a quello dell’erba bagnata è vomito, accanto al letto. per poco non lo calpesta cercando di mettersi verticale. tutto in lui sta cadendo ma non la Sig. quella rimane intrappolata nella stretta isterica della sua mano sinistra, l’indice sempre più prossimo ad esagerare con la pressione. accende un’altra sigaretta, fa due tiri e la getta fuori dalla finestra, incantato ad osservare la traiettoria pulita, nonostante tutto. forse dovrebbe tornare a dormire, forse farebbe molto meglio a tornare orizzotale e dimenticare tutto quello che è successo nelle ultime 8 ore, durante gli ultimi 10 pacchetti di sigarette. orizzontale signifca maggior superficie d’appoggio, più stabilità. il frigo è abitato dagli spiriti di alimenti diventati polvere già da qualche decennio. la birra però è fresca. si chiede di sfuggita se la birra fredda a quell’ora di mattina non faccia male. la lascerà riscaldare un pò, solo per qualche minuto. così per stare sicuro. si gratta un immaginario prurito alla tempia con la canna della pistola. pensa che ridere se partisse un colpo proprio adesso.